Il Manifesto della Comunicazione non Ostile

“Le parole sono i mattoni con cui si costruisce il mondo, vanno scelte con cura”, potrebbe essere questo uno dei modi più azzeccati per promuovere una nuova cultura che miri al rispetto sul web così da migliorare, tema caldissimo, in maniera concreta, l’attuale ecosistema internet.

Oggi, per fortuna, internet appartiene a tutti. È una cosa positiva, e non c’ è spazio per dubbi su questo: quasi il 100% dei giovani con un’età compresa tra i 20 e i 34 anni usa regolarmente la rete. Per informare e informarsi, condividere, divertirsi. Il 38% di essi però, e questo è molto triste, ha potuto confrontarsi indirettamente con diversi fenomeni di persecuzione mentre ben il 13% li ha vissuti sulla propria pelle.

La risposta a questi atteggiamenti è altrettanto evidente: ben il 60% di chi assiste o subisce questi “maltrattamenti web” ne blocca e rimuove definitivamente gli autori. Un altro dato importante riguarda quel 73% di appassionati frequentatori della rete che non ha mai postato hate speech, ovvero discorsi d’odio, sul web.

La percentuale restante, invece, lo ha fatto almeno una volta ma nonostante tutto questo, sfiora il 60% la percentuale degli utenti dell’ecosistema internet che pensa che ci possa essere un web migliore, capace di auto-regolarsi.

Il Manifesto della Comunicazione non ostile

Nasce spiccatamente per aiutare le persone a convivere online il Manifesto della Comunicazione non ostile, iniziativa appunto partita totalmente dal basso. Questo documento è nato in rete da 100 affermazioni proposte dai sostenitori a cui se ne sono aggiunte altre 250. Con una votazione finale (di oltre 17 mila voti) si è formato il decalogo che vuole insegnare come educarsi all’empatia in un mondo (quello del web) in cui gli altri sono invisibili e molte volte sconosciuti e in cui ogni reazione, specie d’odio, è veramente troppo immediata. Incredibilmente semplice.

Non serve censurare per vivere bene la rete, è sufficiente dare e pretendere rispetto. È bene notare come i 10 princìpi in questione siano tutti scritti in prima persona così da entrare subito meglio nella mente e nel cuore di chi li legge, in un tentativo di personalizzazione responsabile. Solo immedesimandosi e comprendendo a fondo il messaggio lo si può fare proprio. Regoletta che vale per i giovanissimi ma anche per i più grandi.

Ecco i 10 punti base che formano il Manifesto della Comunicazione non ostile, accompagnati da una piccola chiave di lettura.

  1. “Virtuale è reale. Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona”.
    Ecco perché sul web andrebbero dette o scritte solo le cose che si avrebbe il coraggio di dire senza nascondersi dietro una tastiera come, purtroppo, sempre più spesso si fa. Te la senti di fare quella battuta anche viso a viso? Bene, puoi farla.
  2. “Si è ciò che si comunica. Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano”.
    È naturale come anche sul web le parole che si scelgano per comunicare rappresentino chi le sceglie per cui vanno utilizzate con cura. Penso sempre a quando non ci sarò più. I miei profili social mi sopravviveranno. Voglio lasciare un’immagine positiva di me.
  3. “Le parole danno forma al pensiero. Mi prendo tutto il tempo necessario ad esprimere al meglio quello che penso”.
    I pensieri meritano attenzione e dunque tempo per essere elaborati al meglio. Lo stesso vale per le parole con cui si esprimono questi pensieri.
  4. “Prima di parlare bisogna ascoltare. Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà ed apertura”.
    Ascoltare le ragioni di tutti è importante prima di esprimere il parere dal momento che non è sempre scontato che il proprio pensiero sia quello giusto. Bisogna ascoltare, è vero, ma non tanto per farlo! Occorre aprire la propria mente anche a pensieri che non sono i propri ma che hanno il medesimo valore.
  5. “Le parole sono un ponte. Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri”.
    Bellissima metafora che abbina la figura del ponte ad ogni parola perché proprio attraverso esse si raggiungono gli altri.
  6. “La parole hanno conseguenze. So che ogni mia parola può avere conseguenze piccole o grandi”.
    Dovrebbero impararlo in tanti e bisogna insegnarlo innanzitutto ai bambini che nella vita ogni parola porta una conseguenza.
  7. “Condividere è una responsabilità. Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati e compresi”.
    Prima di condividere in rete qualunque tipo di link, post o messaggio è indispensabile leggerlo bene. Condividere qualcosa con cui non si è in accordo è controproducente oltre che inutile. Le fake news sono un’attitudine mentale ed un modo di fare editoria. Non riguarda esclusivamente la rete e non ne sono indenni i media “tradizionali”. Anzi. Solo la tua mente, nell’azione di ragionare con saggezza, può riconoscere una fake news.
  8. “Le idee si possono discutere e le persone si devono rispettare. Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare”.
    Le opinioni di tutti meritano rispetto ed è sbagliato cercare di cambiare chi la pensa diversamente o provare ad eliminarlo. Non esiste un limite oltre il quale, il dialogo diventa impossibile. Questo limite, ribadiamolo, non può esistere. Tanto più in rete.
  9. “Gli insulti non sono argomenti. Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi”.
    Bandita ogni forma di insulto che non può essere accettata per nessun motivo.
  10. “Anche il silenzio comunica. Quando la scelta migliore è tacere, taccio”.
    Bisognerebbe insegnare a tutti il dono di tacere quando necessario. Si dice che spesso la risposta migliore è quella che non viene data e lo stesso principio vige anche in rete. Impariamo a fare il nobile dono del silenzio.

Il Manifesto della Comunicazione non Ostile è secondo me un punto di partenza interessante, per un processo di auto-educazione che potrà durare ancora diversi anni. Siamo solo all’inizio. Ma si intravedono spiragli che regalano ottimismo, soprattutto in ambiti diversi dall’informazione vera e propria ma che hanno una forte influenza sul pensiero sociale.

Parlo del linguaggio del marketing, del web marketing e più in generale della comunicazione digitale. Costruire contenuti online di valore, efficaci, significa, la pensano così moltissimi marketer, anche produrre qualcosa in grado di armonizzare e congiungere. Denigrare le altrui sensibilità, diciamocelo chiaramente, non funziona più. E sarà sempre più vero.

Il matchismo nella comunicazione, sopratutto in ambito news porta tuttavia ancora risultati. Ne porta troppi. A fine pagina, ne parla con simpatica chiarezza Marco Montemagno.

Il pericolo di una comunicazione aggressiva e matchista, molto in voga nella sfera della politica, non riguarda solamente la qualità delle informazioni che riceviamo e delle nostre conversazioni ma l’intera nostra capacità di afferrare correttamente i fatti di questo mondo.

Lo spiega così Daisaku Ikeda, presidente della Soka Gakkai Internazionale, nella sua Proposta di Pace 2018, definendo meglio il fenomeno della bolla di filtraggio:

L’aspetto preoccupante di questo fenomeno è quanto possa di fatto influenzare la comprensione delle questioni sociali. Infatti per quanto ampiamente cerchiamo su Internet informazioni su particolari argomenti, i contenuti che ci restituiscono i siti web e i social media finiscono sempre per assomigliare a idee che già abbiamo. In tal modo veniamo allontanati sin dall’inizio da opinioni diverse, che non diventano mai oggetto di attenta considerazione.

Il Manifesto, con mia grande gioia, ha riscosso grande successo sin dalle sue prime settimane di vita. Se ne desume la grandissima voglia di cambiamento che c’è, quella che vuole una reazione chiara ed immediata al linguaggio ostile che inquina il web.

Non a caso sono moltissimi i docenti e i dirigenti scolastici che hanno scelto di portare nella propria scuola il Manifesto per la Comunicazione non ostile con un ambizioso obiettivo: quello di insegnare a bambini e ragazzi, sin dalla più tenera età, a scegliere sempre con cura le parole da usare. I più piccoli, è indubbio, hanno l’assoluta necessità di venire a conoscenza sin da subito di quali siano le regole per vivere al meglio sul web rimanendo sempre sé stessi, sia in rete che al di fuori di essa. E tutto questo si evince facilmente già dal primo principio del Manifesto che recita “Virtuale è reale”.

E’ internet. E’ tutto reale, esiste e succede. Ed è la terra di tutti noi, ci rende più liberi. Salvaguardiamola, amiamola e teniamocela stretta.

Fabrizio Giancaterini Footer

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